UN WORK SHOP CHE DURA DA
ANNI
La storia di questa pianta
incomincia con il viaggio in Italia (Pescia 1995) del maestro Masahiko
Kimura.
L’interesse per le sue opere è
sempre molto forte e vivo nella mia mente.
Per me e molti altri che hanno
potuto osservare le sue opere, magari anche solo in cartolina....,
questa era davvero un’occasione da non perdere.
L’obbiettivo era riuscire a
partecipare a uno dei due seminari, uno organizzato dall’A.I.B. e
l’altro dall’instancabile Costantino Franchi.
Per mia fortuna e grande felicità,
qualche settimana prima del suo arrivo, mi fu comunicato che ero stato
accettato ad uno dei work shop.
A questo punto il problema era
procurarmi una pianta adatta, magari un ginepro, ideale per meglio
apprezzare le tecniche che contraddistinguono le caratteristiche del
maestro.
Recatomi alla “Oltre Il Verde”
cercai fino a quando non trovai un juniperus chinensis, da vivaio,
proveniente dalla Cina coltivato come materiale prebonsai ( foto n. 1 ).
Nei giorni precedenti al seminario,
per guadagnare tempo, feci una prima selezione dei rami e la pulizia
della vegetazione ( foto n. 2 ).
Ed eccoci giunti finalmente al
momento tanto atteso, tutti noi partecipanti prepariamo attrezzi e
pianta sul tavolo da lavoro ed aspettiamo con ansia che il maestro
faccia il suo primo giro per dare i suoi preziosi consigli (foto nr. 3).
Quando toccò a me, la tensione era
altissima, il maestro chiese come consuetudine se avevo in mente un
progetto.
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Gli spiegai che non mi ero volontariamente fatto nessuna idea
perché volendo avere un bonsai lavorato come i suoi, preferivo fosse lui
a darmi una soluzione per la prima l’impostazione.
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Dopo averla osservata
attentamente (gli sono bastati solo alcuni secondi) cominciò a tagliare
il superfluo e poi spiegò che secondo lui la soluzione migliore era
quella di creare una pianta madre e figlio ( foto n. 3 e 4 ).
Rimasi molto colpito dal suo modo
di trasmettere e di comunicare l’insegnamento bonsai. Nonostante la
difficoltà della lingua con pochi gesti e movimenti delle mani
idealmente disegnava nell’aria facendo immaginare il movimento del
tronco e la posizione di ogni singolo ramo.
Arrivarono molto velocemente le
sei, ora di chiusura del seminario, ed anche se non riuscii a completare
tutta la legatura potevo ritenermi soddisfatto per il lavoro effettuato
con il poco tempo che avevo avuto a disposizione.
Avevo comunque ben
capito come aveva immaginato la pianta il maestro Kimura (foto nr. : : :
: : : :).
Quando portai a casa la pianta
terminai l’impostazione ma non la rifinitura preferendo lasciar vegetare
liberamente tutta la stagione.
La primavera successiva effettuai un
primo rinvaso per assicurarmi un buon sviluppo radicale con l’akadama (
foto n. 6 ).
Nell’ottobre 1997 decisi di
reimpostarla ( foto n. 7 e 8 ) sapendo che, durante il viaggio in
Giappone del successivo novembre, avrei potuto mostrare i progressi
ottenuti al maestro Kimura.
Avevamo infatti in programma due
giorni a casa del maestro, il primo per ammirare la sua collezione ed il
secondo per svolgere sotto la sua guida un laboratorio con una piantina
di Juniperus chinensis.
Il nostro arrivo fu accompagnato da
un acquazzone che ci impedì una visita approfondita del giardino ma ci
servì per poter discutere con lui nel suo salotto sorseggiando tè
verde.
Dopo pranzo, approfittando della
sua disponibilità, gli feci vedere la fotografia del mio lavoro
ricordandogli che avevo lavorato con lui quella pianta a Pescia; spiegai
il lavoro che avevo eseguito ed approfittai per chiedergli cosa avrei
potuto fare per migliorarla.
Guardò più volte attentamente la
fotografia e poi mi disse : “la madre è troppo perfetta, il secondo
tronco va meglio perché sembra un bimbo che gioca sfuggendo alle sue
cure” e poi ripetè: “...si sta divertendo con sua madre. L’apice del
tronco principale però sfugge mentre invece deve essere più protettivo,
deve andare verso il figlio. È una pianta molto sottile e lunga per cui
deve avere meno rami in modo da vedere più spazi tra un ramo e l’altro,
non è un bun jin ma si avvicina molto a questo stile”.
Allora gli chiesi : “alcuni mi
hanno consigliato di tagliare completamente la madre, lei maestro cosa
ne pensa? ”
Lui mi rispose: “Se riuscirai a
fare quello che ti ho detto nessuno ti dirà mai più di
tagliarla”.
Ormai preso dall’enfasi continuai :
“ Il primo ramo sulla destra della madre appesantisce l’armonia globale
?”
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: : : : : : : : : : : : : : : :Kimura : “quel ramo evita che la pianta
si allunghi otticamente, per cui deve essere lungo”. Ed ancora “...è
importante che la testa della madre si pieghi verso il figlio, deve
essere una madre protettiva !”. : : : : : : : : : : : : : : : : : : : :
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Ed allora gli chiedo : “Anche il
figlio deve accompagnare nel movimento la madre ?”
Kimura : “Si può piegare il figlio
verso la madre, quanto è grosso ?”
Gli indico con le dita il diametro
e spiego che al centro c’è del legno secco, per questo non so se sarà un
lavoro facile.
Lui prese foglio e matita e disegnò
quello che aveva cercato di spiegarmi ( foto n. : : : : ), poi disse :
“Ti consiglio di provare con una barra di ferro o un tirante e di
assecondare il disegno che ti ho fatto. Le dimensioni dei tronchi non
sono assolutamente pregiudizievoli alla lavorazione necessaria”.
Lascio immaginare anche a voi
quanto ci appagò tutto questo e quanto riuscii ad apprendere solo
dialogando per qualche minuto con una persona di tale spessore
artistico.
Tornato dal viaggio lasciai passare qualche giorno per
smaltire il fuso orario e poi, naturalmente, rimodellai la pianta
seguendo i suoi insegnamenti.
Tagliai due rami nella parte alta a
sinistra, alleggerii i palchi eliminando della vegetazione, ed infine
con l’aiuto di un solo tirante ancorandomi su due punti riuscii ad
avvicinare l’apice della pianta madre al figlio.
Dopo ancora alcuni ritocchi,
necessari a correggere la nuova inclinazione dei rami, il lavoro è
completato.
C’è ancora molto da fare ma a
questo punto il figlio può giocare tranquillamente sotto la protezione
amorosa della madre.
“L’ARMONIA”, uno dei tanti segreti del maestro
Kimura, è sicuramente migliorata.
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Foto n. 1
Marzo 1995
Materiale coltivato in pieno campo preparato
per il mercato bonsai, proveniente da Tay
wan.
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Foto n.
2
Aprile 1995
Inizio lavori sotto la guida del maestro Kimura che studia
la scelta migliore per la pinta.
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Foto n. 3
Si è deciso di impostarla in
stile Madre e Figlio.
Si prosegue con la rifinitura dei
palchi.
Il terzo tronco a sinistra verrà separato in un altro
momento, riuscendo ad ottenere un nuovo albero. |
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Foto n. 4
Primavera 1996
Rinvasata
in vaso da coltivazione per accellerare l’infittimento della
vegetazione.
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Foto n. 5
Questa è la foto che viene
mostrata al maestro
per aggiornarlo sul progresso del
progetto. |
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Foto n. 6
Giappone autunno 1997
Dopo lunghe spiegazioni decide di
disegnare quello che aveva spiegato
precedentemente |
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Foto n. 7
In questo caso il disegno è
molto esplicativo, diventa di grande aiuto per verificare
equilibri, inclinazione e bilanciamenti. |
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Foto n. 8
Autunno 1999
La chioma si è infittita notevolmente, si
procede con una nuova applicazione di filo metallico, per dare
ordine e bilanciamento ai palchi. |
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Foto n. 9
Prima dell’applicazione del
filo si decide l’inclinazione, aiutandosi con spessori e cunei,
facendo questo il posizionamento della vegetazione risulterà
adeguatamente bilanciata anche dopo il prossimo rinvaso. |

Foto n. 10
- Primavera 2000
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