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Dall'aiuola al Tokonoma

Un Ginepro di periferia

Juniperus Old Gold

Un Workshop che dura da anni

Chamaecyparis Pisifera

Il fascino dello shari

Interventi programmati su uno Juniperus Chinensis

Sentiero tortuoso

Il tasso : magnifica essenza

Thuja
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Storia e percorso di un bonsai di Juniperus Chinensis
Spesso quando acquistiamo una
pianta, in particolar modo se si tratta di essenza da vivaio priva di
lavori predisposti a bonsai, è nostra consuetudine cominciare
l’impostazione senza prefissarsi un programma da seguire con i tempi
dovuti.
E’ molto importante prima della lavorazione programmare e
procedere con gli interventi possibilmente uno alla volta e nei periodi
più indicati, in modo tale da permettergli di superare lo stress di ogni
lavoro, tutto questo in particolare quando abbiamo il tempo necessario,
facendo eccezione per le dimostrazioni e laboratori giornalieri, che a
mio avviso andrebbero svolti su piante predisposte anticipatamente, non
rischiando così di compromettere la salute delle piante in questione,
quindi dobbiamo necessariamente imporci di non cadere nella trappola di
voler vedere finito il nostro bonsai in tempi brevi, sono convinto viste
le esperienze che ho avuto con alcuni lavori, che al termine il
risultato sarà sicuramente più soddisfacente e, la pianta risponderà ai
nostri trattamenti senza perdere vigore e in alcuni casi addirittura
accelerando il raggiungimento del nostro scopo; la maturazione del
nostro bonsai.
La prima lavorazione di questa pianta è stata eseguita
in una sola giornata nella tarda primavera del 1994: selezione dei rami,
scortecciamento delle due linee di shari, impostazione dei rami, ed
infine il rinvaso. In queste condizioni è molto difficile non avere
qualche difficoltà nel mantenimento post lavorazione, specie quando non
abbiamo una serra fredda, che nel periodo invernale e nelle giornate
molto ventose e secche ci permette di creare le condizioni ideali per
poter curare correttamente le piante in difficoltà , rinvasate, o dopo
la lavorazione.
Poco tempo dopo cominciò a perdere alcuni rami e
gran parte della vegetazione apicale, è stata un’impresa riuscire a
recuperarla. Superato questo periodo critico fu lasciata vegetare
liberamente in modo da permettergli di ricreare la vegetazione persa e
recuperare il vigore, questo per circa due anni. A fine inverno 1996 si
presentava nelle condizioni ottimali per ricominciare
l’impostazione.
Prima di dare inizio ad altre operazioni cominciai
col pulire la corteccia, fu in questa operazione che con mia grossa
delusione mi accorsi che la linea linfatica posta sul fronte era
completamente morta, questo mi complicava un po’ le cose, comunque non
mi persi d’animo e cercai subito un’altra soluzione, il fronte scelto
inizialmente privo della vena linfatica non mostrava lo stesso interesse
per questo si rese indispensabile cambiare il fronte. La soluzione
scelta per la nuova impostazione non mi permetteva di mettere in
evidenza la vena linfatica rimasta ma, nonostante aver valutato più
volte altre possibilità questa a mio avviso si mostrava la soluzione con
più armonia, mettendo in evidenza la vena linfatica, anche se solo
parzialmente e, il movimento del tronco.
Una volta ripulita la
corteccia ormai secca si rese indispensabile intervenire con una fresa
per dare allo shari un aspetto di legno vecchio e vissuto nel tempo,
così preparato tutti gli attrezzi, con molta cura cercai di rendere lo
shari il più naturale possibile.
Terminate le operazioni di
(falegnameria), cominciai ad immaginare il nuovo disegno, dato che in
precedenza avevo perso alcuni rami cercai di impostare la pianta
utilizzando tutta la vegetazione possibile, tenendo anche alcuni rami
che in altre occasioni avrei eliminato, cosa che valuterò in futuro.
All’inizio della primavera del 1997 dovetti rinvasare la pianta
poiché cambiando il fronte si rese necessario girare la pianta nello
stesso vaso di circa trenta gradi, constatando che in questo lungo
periodo di libera vegetazione aveva prodotto un notevole numero di nuove
radici.
Nell’autunno 1998 feci l’ultima rifinitura dato che avevo
deciso di presentarla al concorso UBI migliori Bonsai e Suiseki
1998.
In quest’ultima lavorazione mi resi conto che il primo ramo a
destra era molto forte e nasce all’interno di una curva, così per
renderlo meno vistoso lo ridussi del 50% e lo spostai sul retro
lasciandolo solo intravedere, nonostante i molti consigli di eliminarlo,
ritengo che renda la pianta più particolare nel bene e nel male.
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Foto n° 1 - Primavera 2001 si decide
di avviare i lavori, approfondendo le idee sul progetto
prefissato.
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Foto n° 2 - Particolare dei grossi monconi alla base del
tronco.
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Foto n° 3 - Terminata la fase di
sgrossatura si valutano eventuali migliorie per creare
un impatto
più apprezzabile.
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Foto n° 4 - Per non correre rischi,
la piegatura viene effettuata con interventi giornalieri,
dato che non vi era fretta di raggiungere l'obbiettivo
in breve tempo.
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Foto n° 5 - Con l'aiuto di un "tensore
a nastro" questo lavoro è stato molto semplificato e,
una volta raggiunto il punto ideale della torsione e stato
possibile applicare un tirante.
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Foto n° 6 - Particolare del ramo
scelto per creare il tronco che distribuirà la ramificazione
che formerà i palchi di vegetazione e stato rafiato e
piegato per assecondare il movimento della pianta.
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Foto n° 7 - Lato scelto come fronte,
considerando tutti i compromessi delle varie problematiche
che si presentavano: inclinazione, vena linfatica, ed
equilibrio della struttura del tronco.
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Foto n° 8 - Lato sinistro durante
la fase di rifinitura.
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