Dall'aiuola al Tokonoma


Un Ginepro di periferia


Juniperus Old Gold


Un Workshop che dura da anni


Chamaecyparis Pisifera


Il fascino dello shari


Interventi programmati su uno Juniperus Chinensis


Sentiero tortuoso


Il tasso : magnifica essenza


Thuja

 


Sentiero tortuoso
(Juniperus Chinensis var. Old Gold)

Riuscire a superare i metodi classici che ho appreso ai primi corsi di formazione non è cosa semplice, nella mente rimane fissa l’immagine dell’impostazione in eretto formale (chokkan) oppure in eretto casuale (moyogi) ma, sempre seguendo lo stesso procedimento: primo ramo, secondo, terzo e così via. Quando mi capitava di lavorare piante che non avevano queste caratteristiche, diventava difficile impostare un futuro bonsai; forse, anche per questo, spesso sono caduto nella confusione e ho pensato che durante il mio percorso di apprendimento vedendo dimostrazioni o durante laboratori con alcuni istruttori, non ero riuscito ad acquisire chiarezza nel procedimento di alcuni lavori eseguiti, probabilmente perché in precedenza mi avevano indirizzato verso un metodo diverso.
È stato comunque importante, secondo le mie esperienze, lavorare con più maestri; tutti riescono a trasmettere qualcosa di importante, ma superata la fase di apprendimento base non è più sufficiente lavorare per una giornata con un istruttore; questo non permette di acquisire una metodologia che ci consenta di preparare una pianta dal giorno dell’acquisto al momento dell’esposizione. Una sola persona come guida è la scelta migliore.
Faccio tesoro delle discussioni che affrontiamo durante le nostre serate di incontro su molte piante sottoposte ad attenta analisi sull’impostazione ricevuta o da ricevere, questo permette di sentire molte opinioni o critiche costruttive e approfondire l’argomento su ogni singolo particolare. Lavorando molte piante, senza mai dimenticare tutto quello che ho appreso, ho acquisito l’esperienza necessaria per poter seguire un mio metodo, continuando ad arricchire le mie ricerche, sperimentando tecniche sempre più avanzate, non solo a pratiche complesse ma anche alle cure quotidiane dei bonsai.
Quando penso al passato mi rendo conto dei miglioramenti ottenuti pur rispettando il livello tecnico e le conoscenze di quel periodo. Per esempio, nell’applicazione del filo, mi accorgo di usarne molto meno e, probabilmente, tra qualche anno mi stupirò di quanto ne uso oggi; questo per rendere esteticamente più apprezzabile il mio lavoro e nello stesso tempo alleviare lo stress alla pianta. Per quanto riguarda la chioma, ora seleziono meglio la vegetazione dei palchi e, pur rispettandone la ricchezza, elimino il superfluo mantenendo l’esenziale, dando più luce ed aria per favorire il vigore della crescita; così anche nella scelta degli stili cerco di sperimentare nuove forme.
Nel 1996 acquistai questa pianta attratto dal movimento del tronco: aveva pochissima vegetazione e questo metteva in evidenza un problema: due rami molto lunghi di circa 70 80 cm. con verde solo alle estremità. Il primo era così esile da non riuscire a sostenere la vegetazione, il secondo posto all’apice, più robusto, ricco di rametti, ma con la difficoltà di riuscire ad avvicinare la vegetazione al tronco.
L’unica possibilità che scorgevo consisteva nel piegare il ramo in senso orario per poi farlo scendere dalla parte posteriore. Una volta individuato il fronte, decisione molto tormentata, con l’aiuto di rafia, filo di rame e qualche tirante, sono riuscito a realizzate il progetto che avevo immaginato. Ho ottenuto anche una buona proporzione condizione fondamentale per il risultato estetico, (alt. 65 cm lar. 40 cm); in seguito ho disposto i rami per formare i palchi.
Il lavoro successivo è stato l’applicazione, con minuziosa pazienza, del filo per rifinire anche il più piccolo rametto.

Con l’aiuto di una fresa raffinai i jin, cercando di renderli esteticamente apprezzabili, e poi per non rischiare di compromettere la pianta, tracciai delle piccole linee di shari partendo dai jin e da alcuni monconi tagliati probabilmente al momento della raccolta, prefiggendomi di raggiungere la larghezza desiderata nell’arco di due o tre anni, così da permettere alla pianta di adeguarsi e assecondare le linee linfatiche create artificialmente.


Foto n. 1

Ottobre 1997 come si presentava al momento dell’acquisto, vista dal futuro fronte.

Foto n. 2

Parte posteriore. E' molto evidente la lunghezza eccessiva dei rami.

Foto n. 3

il particolare movimento del tronco. In primo piano i monconi di rami eliminati, probabilmente al momento della raccolta.

Foto n. 4

Febbraio 1998, prima fase della lavorazione, si nota nella parte alta, la piega dei rami, resasi necessaria per riuscire ad avvicinare la vegetazione al tronco.

Foto n. 5

Vista dal fronte. Posizionamento dei rami principali.

Foto n. 6

Il presente vaso ha permesso un ricco sviluppo della vegetazione. Il primo ramo, presente in questa foto verrà eliminato per migliorare l’equilibrio tra tronco e vegetazione.

Foto n. 7

Maggio 1999. Si procede ad una nuova rifinitura. Si dà più proporzione al volume dei palchi eliminando la vegetazione eccedente.

Risultato finale visto dal retro.

Foto n. 8

Giugno 1999.

 


 
© 2006 - Donato Danisi

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