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Dall'aiuola al Tokonoma

Un Ginepro di periferia

Juniperus Old Gold

Un Workshop che dura da anni

Chamaecyparis Pisifera

Il fascino dello shari

Interventi programmati su uno Juniperus Chinensis

Sentiero tortuoso

Il tasso : magnifica essenza

Thuja
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Chamaecyparis Pisifera
In questa occasione prenderemo
in considerazione un’essenza poco usata dai bonsaisti: il Chamaecyparis
Pisifera, difficilmente coltivato e venduto nei vivai, lo si trova,
in piante di piccole dimensioni, ma comunque interessanti per la realizzazione
di progetti bonsaistici.
Questa varietà di falso cipresso è infatti idonea per
creare bonsai sia negli stili classici, chokkan e moyògi, sia
per realizzazioni molto sofferte; in questi casi le soluzioni possono
essere varie. Si presta ottimamente a tutti i trattamenti, sopporta
potature drastiche, i rami se manipolati con sensibilità, si
piegano facilmente, i palchi pizzicati costantemente, risponderanno
infittendosi velocemente,
Le tecniche di scortecciamento (shari) sono ben sopportate dalla pianta,
anche se il legno molto tenero, sarà soggetto a ripetuti trattamenti
con il liquido jin più volte nell’anno.
Nella prima impostazione incontreremo un inconveniente nella selezione
dei rami.
La vegetazione infatti cresce dritto verso l’alto e molto compatta
al punto tale da nascondere completamente la struttura dell’albero,
quella interna più vicina al tronco si secca per mancanza di
luce ed aria, il verde è presente solo alle estremità
dei rami lontano dal tronco.
Si potrà superare questo inconveniente con minuzioso lavoro
di pulitura, per meglio individuare i rami da utilizzare per la formazione
del bonsai, saremo comunque facilitati dal gran numero di rami che
questa essenza produce, tra i quali, troveremo sicuramente quelli
ideali al nostro progetto, eliminando gli aghi secchi si favorirà
il passaggio tra i rami di aria e di sole, così che vegeteranno
facilmente ed abbondantemente “perdonando” gli eventuali
errori di potatura e selezione. I rinvasi, se fatti al risveglio vegetativo,
non comporteranno alcun rischio. Anche per questi motivi consiglio
questo tipo di materiale ai meno esperti.
Ho acquistato questo chamaecyparis nel febbraio 1996 da un vivaista
espositore all’interno della “MIFLOR”. L’altezza
iniziale superava i due metri e ne rimasi colpito perché, come
sopraccitato è difficile trovare in vendita materiale di queste
dimensioni e, nella maggior parte dei casi, sono ceppaie con tronchi
esili.
L’essenza era presente, tra le altre, nella mia collezione,
ma costituita solo da bonsai di piccole dimensioni.
La chioma era talmente fitta che, in un primo momento ho potuto rendermi
conto delle dimensioni del nebari e che fosse costituito da un solo
tronco.
Ho impiegato un po’ a decidere se fosse il caso o meno di acquistarla,
ma alla fine, l’ho fatta mia a “scatola chiusa”.
Fin dal giorno del suo arrivo nel mio giardino, ho atteso, con frenesia,
il momento giusto per lavorarla. L’immaginazione viaggiava cercando
nella mente sensazioni, immagini, particolari, di capolavori che potessero
stimolarmi nella sua realizzazione. Quando ciò avviene, lavoro
poi con più tranquillità, sicuro di avere un progetto
già definito, un’idea quasi palpabile... e a quel punto,
non mi rimane che sprigionare tutta la creatività applicando
le tecniche manuali, per la sua trasformazione, consapevole del fatto
che la pianta raggiungerà fra qualche anno la sua maturità
e bellezza.
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Il primo rinvaso è molto faticoso poiché il pane radicale è compattato
in un vaso con terreno argilloso. Una volta ridotto, si rinvasa
la pianta con akadama di diverse granulometrie, aggiungendo
sabbia e pezzetti di carbone, facendo questo il terreno rimane
più arieggiato favorendo lo sviluppo delle radici.
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Selezione dei rami, ed eliminazione dei
superflui, tenendo solo i monconi necessari alla lavorazione
dei jin. Si lasciano alcuni rami presenti nella parte superiore
della pianta, scegliendo fra questi, solo quelli più corti
o comunque con la vegetazione più vicina al tronco.
Malgrado ciò, tutti i rami erano ancora molto lunghi...
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Nel maggio 1997, la pianta aveva raggiunto
uno sviluppo ideale, tale da poter definire le masse verdi
e gli spazi, concedendo la possibilità di realizzare il progetto
che si era a lungo immaginato.
Si comincia con la selezione e la rifinitura dei jin aiutandosi
con una piccola fresa.
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Si prosegue con il lavoro più delicato
che consisteva nel piegare i rami e portarli nelle posizioni
desiderate.
Le piegature molto accentuate sono state possibili perché,
come già detto in precedenza, il legno di questa essenza è
molto morbido, ed anche grazie all’utilizzo di rafia, filo
di rame ed una buona dose di attenzione.
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Particolare che evidenzia la torsione
dei rami.
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Nel primo progetto si era considerato
di avere la vegetazione (palchi) solo sul lato destro ma,
con il passare del tempo si valutano con più attenzione e
serenità equilibri e bilanciamento, rielaborando l’idea iniziale
e dando vita ad una nuova evoluzione
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Raggiunto l'infittimento deesiderato,
si passa alla rifinitura dei palchi. Osservano attentamente
tutti i particolari, si decide di dare più conicità alla pianta
scolpendo tre piccole linee di shari nella parte superiore
del tronco, creando così anche un leggero contrasto cromatico
tra i colori della corteccia, gli shari e la vegetazione.
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Primavera 2001
Fotografia concessa dal club Drynemetum
di Arma di Taggia Imperia
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