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Dall'aiuola al Tokonoma

Un Ginepro di periferia

Juniperus Old Gold

Un Workshop che dura da anni

Chamaecyparis Pisifera

Il fascino dello shari

Interventi programmati su uno Juniperus Chinensis

Sentiero tortuoso

Il tasso : magnifica essenza

Thuja
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Dall’aiuola al
Tokonoma
E’ capitato spesso durante
qualche passeggiata con la famiglia, di vedere sia in ville private
che in giardini pubblici ginepri o pini di varie qualità lasciati
vegetare liberamente che hanno invaso lo spazio a loro dedicato diventando
un ammasso incolto.
La mente del Bonsaista che incontra tali ammassi vegetativi corre
subito ad immaginare cosa potrebbe scaturire da quel verde e quindi,
se possibile, chiedere ai loro proprietaria il permesso
di un espianto ad hoc, senza spesa alcuna.
Ciò è quello che è capitato al ginepro di questo
articolo: è stato raccolto, all’inizio della primavera
1998 dall’aiuola di un’attività commerciale. Questo
materiale stuzzica l’inventiva del bonsaista per le sue caratteristiche
interessanti, anche se non mancano, ovviamente, anche le note negative.
In queste piante si possono trovare tronchi contorti con vene molto
pronunciate, caratteristica acquisita dalla libera crescita e per
la maggiore esposizione della vegetazione corrispondente a quelle
linee linfatiche.
Altro vantaggio è la crescita vigorosa della chioma, che una
volta nel vaso e pizzicata costantemente alla estremità degli
aghi allungatesi, permetterà alla pianta di infittire i palchi,
raggiungendo buoni risultati in poco tempo.
Veniamo ora alle difficoltà che incontriamo nella cura di questo
materiale: Penso che la difficoltà maggiore sia quella di riuscire
a mantenere l’impostazione creata, obbligandoci ad applicare
il filo più volte durante la coltivazione.
Alcune varietà di Juniperus Chinensis (Hitoigawa, Shimpaku,
Toshio Chishio ed altri simili)vegetano con poco vigore. I rami, anche
se giovani, sono rigidi e forti tanto da sostenere agevolmente la
vegetazione che cresce a squame in ciuffetti compatti rivolti verso
l’alto. Ciò, naturalmente, semplifica il matenimento
dei palchi,poiché, durante il periodo vegetativo occorreranno
pochi interventi di pizzicatura e, una volta tolto il filo,manterranno
la posizione assegnata.
Così non è con la vegetazione dei ginepri acquistati
in vivaio o espiantati dai giardini che crescono, come detto, con
molto vigore in tutte le direzioni, per cui una volta tolto il filo,
i rami non riescono a sopportare la vegetazione ormai diventata troppo
pesante perdendo la posizione idonea.
Raramente su questo materiale si trovano shari e jin naturali: questo
ci permetterà, in caso di necessità, di divertirci a
realizzare delle linee di legna secca (shari) secondo il nostro senso
artistico, sempre, comunque nel rispetto della dignità della
pianta.
Da qualche anno durante le manifestazioni bonsai, si vede sempre più
raramente lavorare piante da vivaio, una volta materiale molto comune,
sono di moda solo gli “Yamadori”, ed anche i principianti
si adeguano.
A mio avviso la cosa non è istruttiva ed anzi, è negativa:
usando materiali da vivaio difficilmente si potranno ottenere dei
“capolavori”, ma simili piante, normalmente prive di caratteristiche
bonsai sono quelle che più ci aiutano ad esprimere la nostra
vena artistica , la nostra sensibilità e creatività
che unite alla tecnica ci permettono di creare un’opera degna
di un posto nel “TOKONOMA”.
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foto n° 1
Al momento della raccolta si eliminano i rami non idonei per la
lavorazione a bonsai. Il tronco scelto presenta movimenti interessanti,
per questo preferito ad altri.
Quando l’apparato radicale lo permette, è preferibile invasare
la pianta in vaso Bonsai. |
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foto n° 2
Prima di posizionare i rami è consigliabile
lavorare la legna secca (jin e shari), così facendo si ha
la possibilità di muoversi agevolmente con
frese e sgorbie scolpendo a nostro
piacimento senza rischiare di danneggiare i rami. |
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foto n° 3
Per riuscire a materializzare il progetto, si prendono in considerazione
tutti i punti che mostrano maggiore interesse della struttura
dell’albero, una volta individuato il lato più apprezzabile si
procede con la scelta del fronte. |
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foto n° 4
Retro dell’impostazione svolta in dimostrazione tenuta a S. Giovanni
Rotondo durante il congresso U.B.I. 1999 .
Dopo la raffiatura l’apice è stato abbassato per ridurre l’altezza,
che risultava eccessiva rispetto al diametro del tronco. |
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foto n° 5
Primavera 2001, si rivalutano forma ed equilibrio, per migliorarne
l’aspetto sfruttando al meglio tutti i punti di maggiore interesse. |
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foto n° 6 Una leggera inclinazione verso destra da più
stabilità equilibrando l’apice con il nebari, esaltando maggiormente
il movimento del tronco. Le masse
vegetative sono state equilibrate alla dimensione del tronco,
mantenendo visibili i punti focali più
interessanti. |

foto n° 7 - Primavera 2002 |
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